Storia della scrittura musicale
La necessità di scrivere nasce da diverse esigenze tra cui quella di ricordare, ma anche quella di ragionare .
La musica non è immune da queste necessità e l’uomo ha adottato, e tuttora adotta, diversi sistemi per scrivere la musica.
Già gli antichi popoli della Mesopotamia scrivevano indicazioni su come cantare le melodie utilizzando simboli particolari sopra alle parole, ma le testimonianze più importanti ci arrivano dalla civiltà greca.
I greci consideravano la musica molto importante nella formazione culturale dell’uomo e da grandi pensatori quali erano, hanno lasciato trattati di teorie musicali circa la costruzione delle scale, ed anche qualche ‘spartito’ suonabile come il famoso “epitaffio di Sicilo”.
Il loro sistema di notazione musicale si basava su lettere dell’alfabeto ed altri simboli posti sopra al testo.
Nel Medioevo la scrittura musicale vide diverse evoluzioni, la musica sacra consisteva in un repertorio molto vasto, per cantare il quale, i cantori si preparavano presso le ‘scholae cantorum’.
Papa Gregorio I detto Gregorio Magno, decise di uniformare il rito religioso che essendosi diffuso in tutti i territori dell’ex impero romano d’occidente, si era diversificato fondendosi con le abitudini dei vari territori. Parte importante di questa unificazione fu la stesura di un antifonario nel quale erano contenuti tutti i canti approvati dalla chiesa per i riti religiosi.
La necessità di uniformità e la vastità di questo repertorio suggerirono al Papa di istituire appunto delle scuole per monaci cantori professionisti che potessero diffondere il canto cosiddetto GREGORIANO in tutte le chiese cattoliche.
Ma la difficoltà di memorizzare un tale repertorio spinse i monaci a trovare dei sistemi di notazione via via più precisi.
Nel medioevo, il primo sistema di notazione musicale fu l’utilizzo dei NEUMI IN CAMPO APERTO, cioè delle linee che aiutavano il maestro a ricordarsi l’andamento melodico disegnate nello spazio di pagina sopra al testo.





