Mahalia Jackson

Mahalia Jackson è stata una delle più importanti cantanti gospel americane e una figura significativa nella lotta per i diritti civili negli Stati Uniti. La sua musica non era solo religiosa, ma anche un messaggio di forza, speranza e resistenza per la comunità afroamericana.

Mahalia Jackson

Non riesco a capire perché quando sono sul palco o in uno studio televisivo e sto lavorando con dei bianchi, tutti non fanno che abbracciarmi e dirmi che sono fantastica, eccetera. Quando poi cammino per la strada come una persona qualunque, nessuno mi riconosce. E giù al Sud, quando entro in un grande magazzino, non posso nemmeno comprare un sandwich e una bibita gassata. O a chiamare un taxi. Eppure sono sempre la stessa Mahalia Jackson che tutti quanti continuano a definire meravigliosa e fantastica. Perché c’è chi si comporta in questo modo? Non capisco. Insomma, la mia gente merita rispetto. Sentire un bianco che dice «figliolo» al tuo compagno, a tuo marito o a tuo fratello fa veramente schifo. È una mancanza di rispetto. Tutti siamo esseri umani. Trattare gli altri in questa maniera è segno della più bieca ignoranza.

Biografia

Mahalia Jackson nacque nel 1911 a New Orleans, negli Stati Uniti, in una famiglia povera e molto religiosa. Fin da bambina cantò nel coro della chiesa battista. Da adolescente si trasferì a Chicago, dove iniziò la sua carriera musicale e diventò una delle più grandi cantanti gospel del Novecento. Morì nel 1972.

Epoca e momento storico

Mahalia Jackson visse in un periodo in cui negli Stati Uniti esisteva ancora una forte discriminazione razziale contro gli afroamericani. Negli anni ’50 e ’60 molte persone nere non avevano gli stessi diritti dei bianchi: spesso erano separati nei mezzi pubblici, nelle scuole e nei luoghi pubblici. In quegli anni nacque il movimento per i diritti civili, che lottava per l’uguaglianza e contro il razzismo.

Relazione con i diritti civili

Mahalia Jackson partecipò attivamente al movimento per i diritti civili insieme a Martin Luther King. Attraverso la musica e i concerti sostenne la lotta per la libertà e il rispetto degli afroamericani.

Il 28 agosto 1963 partecipò alla famosa Marcia su Washington, davanti a circa 250.000 persone. Durante la manifestazione cantò i brani gospel “How I Got Over” e  “I’ve Been ’Buked and I’ve Been Scorned” poco prima del celebre discorso “I Have a Dream” di Martin Luther King.

Mentre King stava pronunciando il suo discorso, Mahalia Jackson lo incoraggiò a parlare in modo più spontaneo, gridandogli:

“Tell them about the dream, Martin!”
(“Parlagli del sogno, Martin!”)

A quel punto King mise da parte il discorso preparato e iniziò la parte improvvisata più famosa:

“I have a dream…”
(“Io ho un sogno…”)

Quella frase divenne uno dei simboli della lotta per i diritti civili.

 

 

Nei suoi brani emerge spesso il tema della sofferenza e della fede. In “I’ve Been ’Buked and I’ve Been Scorned” canta: “I’ve been talked about”, cioè “sono stato criticato e disprezzato”, e “there is trouble all over this world”, cioè “c’è sofferenza in tutto il mondo”. Il senso del brano è che la vita è piena di ingiustizie, ma la fede permette di resistere senza arrendersi.

In “How I Got Over”, invece, il messaggio cambia: “My soul looks back and wonders how I got over”, cioè “la mia anima guarda indietro e si chiede come ho fatto a superare tutto”. Qui il senso è di gratitudine: dopo le difficoltà, la persona riconosce di avercela fatta grazie alla fede e alla forza interiore.

In questo modo, Mahalia Jackson non fu solo una grande artista gospel, ma anche una figura fondamentale che contribuì a dare forza spirituale e ispirazione a un momento decisivo della storia dei diritti umani.

“I’ve Been ’Buked and I’ve Been Scorned”

Il brano parla della sofferenza e delle ingiustizie subite dagli afroamericani. Le parole raccontano di una persona umiliata, criticata e trattata male dagli altri. Nonostante il dolore, però, il cantante mantiene la fede in Dio e la speranza in un futuro migliore. La canzone esprime tristezza, forza interiore e desiderio di giustizia. Per questo divenne un simbolo importante del movimento per i diritti civili.

Esecuzione originale di Mahalia Jackson

Versione cantata da Ledisi nel film del 2022 Remember me: The Mahalia Jackson Story

 

English Italiano
I’ve been ’buked an’ I’ve been scorned Sono stato rimproverato e disprezzato
I’ve been talked about sho’s you’ born Mi hanno criticato fin dalla nascita
I’ve been ’buked an’ I’ve been scorned Sono stato rimproverato e disprezzato
I’ve been talked about sho’s you’ born Mi hanno criticato fin dalla nascita

Relazione con la religione e il gospel

Mahalia Jackson fu profondamente religiosa per tutta la vita. Cantava soprattutto musica spiritual e gospel, cioè musica religiosa afroamericana ispirata alla Bibbia e ai canti delle chiese protestanti. Per lei il canto era una forma di fede e di speranza.

Mahalia Jackson è considerata la “Regina del Gospel”, la sua voce potente ed emozionante influenzò moltissimi artisti della musica soul e gospel, tra cui Aretha Franklin e contribuì a far conoscere il gospel in tutto il mondo.

 

fonte:   https://www.britannica.com/biography/Mahalia-Jackson

  Legend-the Best of Mahalia Jackson

Mahalia Jackson (born October 26, 1911, New OrleansLouisiana, U.S.—died January 27, 1972, Evergreen Park, near Chicago, Illinois) was an American gospel music singer, known as the “Queen of Gospel Song.”

Jackson was brought up in a strict religious atmosphere. Her father’s family included several entertainers, but she was forced to confine her own musical activities to singing in the church choir and listening—surreptitiously—to recordings of Bessie Smith and Ida Cox as well as of Enrico Caruso. When she was 16, she went to Chicago and joined the Greater Salem Baptist Church choir, where her remarkable contralto voice soon led to her selection as a soloist.

Jackson first came to wide public attention in the 1930s, when she participated in a cross-country gospel tour singing such songs as “He’s Got the Whole World in His Hands” and “I Can Put My Trust in Jesus.” In 1934 her first recording, “God Gonna Separate the Wheat from the Tares,” was a success, leading to a series of other recordings. Jackson’s first great hit, “Move on Up a Little Higher,” appeared in 1945; it was especially important for its use of the “vamp,” an indefinitely repeated phrase (or chord pattern) that provides a foundation for solo improvisation.

All the songs with which she became identified—including “I Believe,” “Just over the Hill,” “When I Wake Up in Glory,” and “Just a Little While to Stay Here”—were gospel songs, with texts drawn from biblical themes and strongly influenced by the harmonies, rhythms, and emotional force of blues. Jackson refused to sing any but religious songs or indeed to sing at all in surroundings that she considered inappropriate. But she sang on the radio and on television and, starting in 1950, performed to overflow audiences in annual concerts at Carnegie Hall in New York City. Eight of Jackson’s records sold more than a million copies each.

Jackson was enormously popular outside the United States; her version of “Silent Night,” for example, was one of the all-time best-selling records in Denmark. She made a notable appearance at the Newport (Rhode Island) Jazz Festival in 1957—in a program devoted entirely, at her request, to gospel songs—and she sang at the inauguration of U.S. President John F. Kennedy in January 1961. In the 1950s and ’60s she was active in the civil rights movement; in 1963, at the March on Washington, she sang the old African American spiritual “I Been ’Buked and I Been Scorned” for a crowd estimated at 250,000, just before civil rights leader Martin Luther King, Jr., delivered his famous “I Have a Dream” speech.

 

Mahalia Jackson

fonte: https://www.unadonnalgiorno.it/mahalia-jackson/

Mahalia Jackson

Non riesco a capire perché quando sono sul palco o in uno studio televisivo e sto lavorando con dei bianchi, tutti non fanno che abbracciarmi e dirmi che sono fantastica, eccetera. Quando poi cammino per la strada come una persona qualunque, nessuno mi riconosce. E giù al Sud, quando entro in un grande magazzino, non posso nemmeno comprare un sandwich e una bibita gassata. O a chiamare un taxi. Eppure sono sempre la stessa Mahalia Jackson che tutti quanti continuano a definire meravigliosa e fantastica. Perché c’è chi si comporta in questo modo? Non capisco. Insomma, la mia gente merita rispetto. Sentire un bianco che dice «figliolo» al tuo compagno, a tuo marito o a tuo fratello fa veramente schifo. È una mancanza di rispetto. Tutti siamo esseri umani. Trattare gli altri in questa maniera è segno della più bieca ignoranza.

Mahalia Jackson, la Regina del Gospel, è stata una delle più grandi protagoniste della musica del ventesimo secolo.

Ha vinto tre Grammy Awards e alcuni suoi brani sono stati inseriti nella Grammy Hall of Fame.

Dotata di una voce dallo stile inconfondibile e dal forte impatto emotivo, aveva un timbro possente e una grande estensione oltre a notevoli capacità interpretative che riuscivano a commuovere chi la ascoltava.

Ha incarnato il gospel moderno come espressione di un puro slancio liberatorio, di una schietta, incontaminata devozione al divino combinata a una letizia tutta terrena e palpabile. 

Il suo contralto di straordinaria vastità, tonante di elegante irruenza, insieme sacrale e sanguigno, ha riassunto tensioni e emozioni, fantasia, dolore e speranze dell’esperienza afro-americana del Novecento. Echeggiava i blues di Bessie Smith ma anche il primo jazz di Storyville, pulsava dei ritmi danzanti della second line delle parate di New Orleans, disegnando le più assorte e ariose melodie degli inni tradizionali. Era a suo agio accompagnata dal piano scabro e percussivo di un’umile chiesa pentecostale, come nella policroma coralità orchestrale di Duke Ellington.

Iconica attivista del movimento per i diritti civili, si è esibita alla Marcia su Washington il 28 agosto 1963. 

Nacque col nome di Mahala Jackson il 26 ottobre 1911, a New Orleans, in una famiglia povera e molto devota, che viveva in una baracca. Aveva solo cinque anni quando venne affidata alle cure di una zia perché sua madre, Charity Clark, era morta.

Già a quattro anni cantava nel coro giovanile della chiesa del padre, John Jackson scaricatore di porto, barbiere e pastore Battista.

Arrivata a Chicago da adolescente, sull’onda del portentoso flusso migratorio dal Meridione al Nord industriale, il suo talento ha preso forma e la sua arte ha acquistato gradualmente risonanza e prestigio. Nella metropoli, definita il Vaticano del gospel, la sua voce imponente e dinamica, ha contribuito a illustrare, per le congregazioni battiste degli anni Trenta, l’innovativo e ispirato repertorio del suo mentore Thomas A. Dorsey, grande pianista e compositore che veniva  dal blues, e a gettare le basi per l’affermazione del gospel moderno e della nuova vocalità religiosa afro-statunitense.

Dopo aver svolto tanti lavori e cantato in vari cori religiosi, il suo primo brano da solista, Oh My Lord, è uscito nel 1937. 

Il disco che l’ha fatta conoscere al grande pubblico,  Move On Up A Little Higher, inciso nel 1947 per l’Apollo Records, è stato il singolo di gospel più venduto della storia. Sull’onda di questo strepitoso successo ha iniziato a entrare nei più celebri studi televisivi e fatto tour in giro per il mondo.

Nel 1954 ha anche condotto un programma evangelico sulla CBS TV.

In seguito alla sua memorabile esibizione al Newport Jazz Festival è stato tratto Mahalia Jackson: Live at Newport – Columbia 1958 il suo album di maggior successo commerciale.

Negli anni sessanta è stata in prima linea nel movimento per i diritti civili dei neri d’America. Alla marcia su Washington, si è esibita con I’ve Been ‘Buked and I’ve Been Scorned, davanti a 250.000 persone. Cinque anni dopo, ai funerali di Martin Luther King, ha cantato Take My Hand, Precious Lord e scoraggiata, ha abbandonato l’impegno attivo nel movimento.

Dopo essere stata più volte ricoverata per diversi problemi di salute, ha tenuto il suo ultimo concerto nel 1971 a Monaco, in Germania. È morta di infarto il 27 gennaio 1972 a Chicago.

Al suo servizio funebre, davanti a 50.000 persone, Aretha Franklin  le ha dedicato Take My Hand, Precious Lord.

Nel 1993, la città di New Orleans le ha intitolato il teatro situato all’interno del Louis Armstrong Park, ribattezzato “Mahalia Jackson Theater for the Performing Arts”.